La scala… dell’amore del prossimo!

voce-del-verbo-amare«Amare il prossimo, facile a dirsi, ma come è arduo compierlo», si disse don Vincenzo mentre si disponeva a preparare la conferenza mensile per le suore della sua parrocchia!

Non frequentava molto la loro comunità, e non era neppure il loro confessore, ma conoscendo più da vicino altre comunità di religiose, non faceva fatica a immaginare che quello di amare il prossimo era il proposito quotidiano di ciascuna, ma anche la mancanza più  ricorrente, ora più lieve e altre volte più grave.

Nelle sue conferenze, di solito, don Vincenzo mostrava all’inizio l’ideale, la vetta, poi piano piano indicava i sentieri da percorrere per raggiungerla, ma per quella occasione cambiò impostazione. L’amore non è solo quello evangelico, perché lo si vive a diversi livelli. Si sarebbe impegnato a dimostrare alle sue ascoltatrici che tali livelli o ambiti potevano essere come dei gradini per giungere all’apice dell’amore che è quello cristiano.

Tracciò i suoi appunti in modo schematico e poi, a braccio, li avrebbe approfonditi.

«Chi ci ha detto di amare il nostro prossimo?

Ce lo dice la legge naturale, poiché essa ci fa riconoscere quelli che ci amano e ci invita giustamente a ricambiarli per amore.

Ce lo dice la ragione, poiché il bisogno che sentiamo di essere amati, ci insegna a meritarci l’affetto altrui offrendo il nostro.

Ce lo dice la legge che governa il mondo, poiché senza la vicendevole carità, il mondo intero non sarebbe che scompiglio e confusione.

Ce lo dice la legge di Mosè, poiché se questa ordinava di amar Dio con tutto il cuore, ordinava pure nel medesimo tempo di amare il prossimo come noi stessi.

Infine ce lo dice Gesù Cristo che fece dell’amore del prossimo un precetto suo speciale e lo volle quale contrassegno per distinguere i suoi discepoli dagli altri uomini: “È questo il mio comando, diceva agli Apostoli, che vi amiate a vicenda” (Gv 15,12)».

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