Parroco a Regona (2)

agricoltura-campoLa primavera portò la gente al lavoro nei campi dove trascorrevano molte ore, e mise nel cuore di tutti il desiderio di qualcosa di nuovo e di bello. Lo stesso fu per me. Incominciai con la benedizione delle case, come era usanza  nel periodo di Pasqua. La popolazione, costituita da poco meno di 1000 anime, totalmente dedita all’agricoltura, era  distribuita in due grossi rioni, benedizione case Regona Alta e Regona Bassa e in numerose cascine, in alcuni casi più vicine a Pizzighettone che a Regona, per cui ebbi bisogno di molte settimane per visitarle tutte.

Fu proprio in questi incontri, a cui dedicavo tutto il tempo necessario per sciogliere timori e incertezze, che percepii che le famiglie avevano un buon fondamento cristiano, ma un po’ per il disimpegno del parroco, un po’ per la diffusione di idee anticlericali ad opera di un tal signor Silva, erano disorientate e demotivate. Il mio compito sarebbe stato quello di «soffiare sulle braci nascoste sotto la cenere». Combattere apertamente il signor Silva e i suoi adepti, tra i quali – seppi – c’era anche il sagrestano, sarebbe stato tempo perso ed energie sprecate, per cui decisi Regona - Madonna del Rosariodi dedicarmi interamente a ravvivare la fede e la pratica religiosa tra la gente.

Avevo però bisogno di essere a mia volta tranquillo, per cui mi tolsi subito il pensiero dei debiti lasciatimi in eredità dal predecessore e, poiché la parrocchia non aveva fondi anche per la disonestà dei fabbricieri, dovetti impegnare gli ori della Madonna del Rosario. Ben presto però, saldato tutto, poterono tornare a impreziosire l’immagine, con un sospiro di sollievo dei devoti.

Decisi di offrire dei segni concreti ai miei fedeli, come quello di lasciare la porta della canonica sempre aperta, perché tutti si sentissero invitati ad entrare e nessuno pensasse che per un qualsiasi motivo poteva esserne escluso. porta aperta3All’inizio la mia domestica si lamentava perché gli unici visitatori erano i bambini i quali, fatto un primo giro di perlustrazione in cucina, ritornavano poco dopo e, approfittando di qualche suo momento di distrazione, le sottraevano quel poco di cibo che trovavano alla mano. Salvo poi, quando la cucina diventava deserta e la donna capiva di essere stata raggirata, a lamentarsi energicamente con me. Le entrate erano poche, non bastavano a noi due, ma contavo su mia mamma che, quando andavo a farle visita, mi faceva trovare dei viveri, e i primi tempi  di permanenza a Regona andavo a trovarla abbastanza di frequente.

scavalcare...Io non consideravo questi ragazzi dei ladruncoli, ma solo degli affamati, conoscendo la situazione delle loro famiglie. Ricevetti nottetempo, invece, la visita di alcuni veri e propri malintenzionati: una volta fecero man bassa nell’orto e in una successiva occasione si trattò di una spedizione per fare del male alla mia persona. Avevo intuito le loro intenzioni, ma non intendevo smascherarli davanti al paese, li affrontai però per invitarli a desistere dai loro propositi.

  1 comment for “Parroco a Regona (2)

  1. 05/09/2016 at 16:56

    Mi piace molto e mi emoziona vedere san Vincenzo che agisce con “gesti concreti”: segue fedelmente la logica dell’incarnazione, quella dello stare in mezzo alla sua gente, attento ai bisogni, con lo sguardo che sa scoprire le vere necessità! Lasciare la porta aperta… segno palpabile di un cuore paterno, di un cuore di pastore che si gioca per la vita del gregge!

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