L’esperto agricoltore

Quel pomeriggio don Vincenzo era andato a visitare un malato che non vedeva da tempo e il tratto a piedi era abbastanza lungo. La preghiera del rosario gli faceva compagnia. Al ritorno la pace e il silenzio dei campi, a quell’ora deserti perché i contadini erano rientrati nelle stalle a curare il bestiame, lo avvolsero come il profumo dell’incenso durante le sacre liturgie e non poté fare a meno di invocare così lo Spirito: «Concedimi di essere non solo un buon pastore ma anche un esperto agricoltore del campo che mi hai affidato».

I terreni coltivati, che si alternavano a foraggio o a cereali di diverse specie, le vigne con i pampini che si allungavano a cercare la luce, in quel momento parlarono al suo cuore di parroco.

Le siepi di prugnolo e di sambuco che costeggiavano i bordi della strada per impedire che la polvere sollevata dai carri soffocasse la crescita del raccolto, gli suggerivano che  doveva custodire i suoi fedeli dai pericoli, piuttosto che eliminare i nemici che circolavano e operavano in paese.

L’occhio si allungò su una vigna: il terreno attorno alle radici era ben sarchiato e il prato falciato da sembrare un tappeto.

Anche questa operazione non poteva mancare nel suo impegno: quella di sradicare dalla sua gente abitudini malsane o scorrette riguardo la vita e la pratica religiosa e avviarla ad assumerne di nuove e più in sintonia con il Vangelo.

E già sentiva nascere dentro di sé il desiderio e la gioia di potersi dedicare con delicatezza ma fermezza nel diffondere la Parola del Signore e far sperimentare la sua misericordia.

Ma la sua opera, come quella dell’agricoltore, non era tutto. Mancava la parte di Dio ed era la più determinante.

E incominciò a pregare:

«Signore, Dio onnipotente,
che concedi il sole e la pioggia secondo le stagioni
a questi campi benedetti
perché producano raccolti abbondanti,
fa che la forza della tua Parola
e la grazia dei tuoi Sacramenti accompagnino
nei miei fedeli ogni iniziativa a loro favore,
Dio del cielo e della terra
che esaudisci le nostre Rogazioni
a tenere lontano dai campi
la grandine e il gelo,
ti prego, suscita in ogni parrocchiano
una sana repulsione verso il peccato e il male,
preserva i giovani dalle false dottrine
e dalle cattive compagnie.
Amen».

Don Vincenzo si ritrovò davanti alla canonica mentre ancora era assorto in questa preghiera. Il sole ormai basso all’orizzonte accendeva di rosso i muri scrostati delle case strette intorno alla piazza.

Il sagrestano stava suonando l’Ave Maria e mai come quella sera la voce antica della campana gli sembrava la risposta di Dio: «Non temere io sono con te!».

Testo originale di riferimento

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  1. La vita è feconda se il chicco di grano muore, ed è possibile entrare nel Mistero Pasquale solo insieme al Maestro. Custodendo la Memoria da dove Lui mi ha salvata, scrivendo la realtà avendo i piedi per terra, intuire il grido della umanità attraverso l’ascolto del quotidiano… ma niente si improvvisa, don Vincenzo stava ore e ore davanti al Maestro per capirsi, per intendere il mondo che lo circondava. Frequentarlo in un tempo qualitativo ti permette respirare, trovare la strada per camminare ed annunciare una Parola diversa ai giovani. Grazie Maestro per la vita di don Vincenzo, lui mi inspira a lasciarmi forgiare dalla realtà.

  2. Agricoltore esperto san Vincenzo che ha imparato l’arte dal suo Maestro, l’uomo unificato é colui che sa pregare che é in linea diretta con Dio, colui che dedica del tempo prezioso a stare con lui. Nella preghiera san Vincenzo si forma come uomo integro: il suo sguardo che scruta la realtá che lo circonda é in sintonia col suo cuore che si conmuove, vibra e batte per le anime, che mette in moto i suoi piedi per incontrare e raggiungere chi ha bisogno della parola di salvezza e che muove le sue mani per prendersi cura e accogliere coloro che li sono stati affidati. Grazie san Vincenzo per essere uomo di preghiera, uomo intengro e in sintonia con il cuore del Maestro!