La Riparazione

«C’è gioia in cielo per un peccatore che si converte» (Lc 15,10).

La concezione espiatoria della riparazione, legata alla spiritualità del Cuore di Gesù, è stata a volte fuorviante, prima di tutto nei riguardi di Gesù. Gesù ha dato la sua vita per noi non per ristabilire una giustizia violata, così da soddisfare il Padre. Il Padre non aveva bisogno di farla pagare a suo Figlio per darci la salvezza.

Anche in riferimento al nostro cammino di fede la concezione espiatoria ci ha fatti sentire come se noi fossimo in grado di espiare i nostri peccati e quelli degli altri, magari con alcune opere come l’ascesi, la mortificazione, la penitenza.

Questi percorsi considerati necessari per espiare i nostri peccati negano la gratuità della salvezza.

Infatti, ciò che Dio cerca e di cui ha bisogno, non è che venga ripagato in ciò che gli è dovuto. Ciò che lo assilla è portarci a conoscere il suo vero volto di amore.

La percezione nella fede di quanto Dio ama ogni sua creatura, di quanto gli stiamo a cuore, ci libera dalla presunzione di essere noi i buoni a riparare il male, anche quello  dei peccatori.

Genesi ci rivela che Dio dal primo istante gioisce al pensiero delle sue creature: è «contento» di essere nostro Padre. Anche i profeti hanno sottolineato l’amore immutabile e inscalfibile di Dio per la persona, per il suo popolo: Egli non è insensibile verso di noi, sue creature e si rattrista del nostro peccato perché ferisce noi, suoi figli. Il desiderio di Dio, pertanto, così ben significato nella parabola del padre misericordioso, è di riaverci  nel suo abbraccio, a casa: è per Lui un assillo.

Riparazione è dare a Dio questa gioia, è fare il possibile per contribuire a questa gioia. Riparazione è aver capito i sentimenti del «padre», assimilarli e prendersi cura egli altri per portarli a Dio, collaborare perché tutti possano tornare.

Questo sta a cuore a Dio come nessun’altra cosa: la salvezza dei suoi figli. La missione della chiesa e di ciascuno di noi, che siamo chiesa, è di essere sacramento di salvezza per il mondo. La riparazione è allora un compito che sta scritto nel nostro battesimo e si esprime nel collaborare al desiderio di Dio. Una collaborazione che non è nelle mani di chi fa molte attività ma di chi si è consegnato all’amore e rimane consegnato all’amore di Dio.

Ed è a partire da questa consegna che nasce la riparazione come spiritualità e come attività apostolica. La riparazione senza il suo nucleo interiore si esaurisce in una serie di attività anche pastorali e, senza la concretezza di un impegno di solidarietà,  è una deriva devozionale in chiave intimistica.

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