L’anima di Maria Caccialanza

Una vita normale, quella di Maria Caccialanza, quasi sotto tono dal punto vista umano, breve a motivo di una malattia incurabile, senza spiccate capacità di governo per la sua timidezza naturale.

Che cosa, allora, l’ha resa grande ai nostri occhi?

Non la sua cultura: era analfabeta; né le sue opere: era una modesta tessitrice. Ci è cara la sua persona e la sua vita, per ciò che di lei è stato consegnato alla tradizione spirituale dell’Istituto: la sua cura per i sacerdoti. I suoi erano tempi in cui il modernismo, a cui si aggiungeva un forte lassismo nella disciplina morale e spirituale, mieteva vittime tra il clero, non senza un diffuso disorientamento tra i fedeli, soprattutto delle campagne.

Maria prega, incoraggia, consiglia, raccomanda, smorza calunnie e pettegolezzi, soprattutto prega e nella sua malattia si offre a Dio per la santificazione dei sacerdoti.

È la consegna che hanno ricevuto le prime suore e che di generazione in generazione ha segnato significativamente la vita e la storia dell’Istituto.

Oggi nel giorno della sua morte avvenuta a Ponteterra (MN) il 5 settembre del 1900, accogliamo questa memoria non come retaggio del passato, ma come dimensione di vita.

Maria Caccialanza è, infatti, l’anima sacerdotale della nostra identità carismatica.

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