Il «pastore» nel popolo di Dio

Nella recente lettera  del papa indirizzata ai sacerdoti è ricorrente il termine «pastore»: è questa infatti l’espressione che viene preferita ad altre per indicare la relazione che lega il prete alla sua comunità fino ad avere «l’odore delle pecore»…

Una metafora che può sembrare  poco teologica, se considerata alla lettera, ma che è sicuramente evangelica. Il papa considera l’essere «pastore» un vincolo con il popolo da aumentare e nutrire, evitando un isolamento dalla propria gente, nemmeno per far parte di gruppi che rischiano di soffocare lo spirito libero del vero pastore. Il quale è sempre in uscita, ma non da solo: ora davanti al suo popolo per guidarlo, ora in mezzo per incoraggiarlo e sostenerlo, ora dietro per tenerlo unito.

Papa Francesco vede ed auspica una simbiosi tra pastore e pecore, e la  descrive bene  quando parla della preghiera del sacerdote.

«La preghiera del pastore è una preghiera abitata sia dallo Spirito sia dal popolo che gli è stato affidato, perché la missione e l’identità del sacerdote ricevono luce da questo doppio legame. Nella preghiera egli porta i segni delle ferite e delle gioie della sua gente e nel silenzio li presenta davanti al Signore affinché siano unti con il dono dello Spirito Santo».

Un prete con queste caratteristiche semplici ma inconfondibili, noi lo conosciamo: san Vincenzo Grossi!

La sua Conferenza sul Sacerdozio  si snoda prevalentemente su questa simbiosi tra fedeli e sacerdoti. Ma soprattutto, la sua esistenza si è consumata in questo «stare vicino alla gente» fino a dare vita ad una congregazione di religiose che a loro volta  sono chiamate ad esprimere questa pastoralità  «mantenendosi in costante contatto con le giovani a cui sono inviate».

La pastoralità del «nostro parroco», poiché autentica, si è prolungata infatti nel carisma di fondatore e in quella dell’Istituto a cui l’ha trasmessa e  consegnata. Questo spiega ancora una volta il legame tra noi figlie dell’Oratorio e i sacerdoti: non si tratta di una semplice collaborazione ma di una partecipazione alla loro vocazione e missione.

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