La formazione delle giovani opera… artigianale

Nei precedenti post abbiamo passato in rassegna – se pur sommariamente! – le varie modalità con cui le Figlie dell’Oratorio hanno cercato di concretizzare il loro carisma nel corso degli anni passati. Una domanda recondita però ci ha accompagnate: «Oggi è ancora viva nelle suore la passione per il mondo giovanile?» Da qui l’idea di raccogliere alcune testimonianze delle suore che operano attualmente accanto ai giovani. Il loro racconto ci parla di esperienze dirette, personali, di cammini fatti di conquiste ma anche di fallimenti, di momenti di luce e di buio, di gioia e di tristezza, di fedeltà eroiche e di infedeltà. Ascoltiamole.

A fare da «trait d’union» tra il passato e il presente, la condivisione di una suora «diversamente giovane». È la testimonianza di un passato recente ancora vivo nel ricordo e nel cuore di tante sorelle che come lei hanno dedicato la vita ad insegnare ricamo, cucito, maglieria a generazioni di ragazze nelle famose «Scuole di lavoro»: suor Rosetta Troilo, alla quale facciamo i nostri auguri per il suo.. .novantesimo compleanno che festeggia proprio oggi, 12 ottobre. Auguri, suor Rosetta! E grazie per quello che sei sempre stata e sei ancora per noi! Ad multos annos!

Sono una figlia dell’Oratorio ormai novantenne e ho ricordi molto intensi e vivi per gli anni in cui, soprattutto nella comunità di Grottaglie (Taranto), anche se aiutavo nella Scuola Materna e nella Parrocchia del Carmine, mi dedicavo soprattutto alla Scuola di Ricamo, che mi era stata affidata. Qui mi prendevo cura delle ragazze e delle giovani: alcune venivano per prepararsi il corredo, altre per apprendere l’arte del ricamo, altre per collaborare in lavori di commissione e poter guadagnare qualcosa.

Durante l’inverno la Scuola era frequentata da una cinquantina di ragazze e in estate da più di duecento. Le loro mamme, a loro volta formate da noi Suore, affidavano alla nostra Scuola del Carmine le loro figlie per una continuità nell’educazione soprattutto cristiana. Infatti la nostra prima preoccupazione non era quella di fare di loro delle esperte ricamatrici, ma attraverso questa attività, di poterle accogliere nella nostra casa per formarle alla vita e alla fede. 

Attraverso il ricamo le ragazze acquisivano fiducia in se stesse, stabilivano con noi Suore relazioni di fiducia e di confidenza, e diventavamo per loro punti di riferimento non solo nella fase dell’adolescenza e giovinezza ma anche in seguito. Il lavoro era alternato da momenti di gioco e di formazione umana e cristiana attraverso le forme del tempo. Le ragazze, come mi scriveva molti anni dopo una ex, si annoiavano per i rosari che invitavamo a recitare o per il catechismo che dovevano imparare, ma ricordavano molto volentieri i libri che venivano letti, di santi e sante o di persone significative  e soprattutto per loro erano indimenticabili le relazioni con le suore e tra di loro. Ancora oggi queste ragazze, ormai mamme e nonne, mi chiamano per telefono o vengono a visitarmi, riconoscenti per tutto ciò che hanno ricevuto negli anni trascorsi insieme.

Suor Rosetta

 

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