Annunciare il Vangelo… «INSIEME»

«… La comunità evangelizzatrice si mette, mediante opere e gesti, nella vita quotidiana degli altri, accorcia le distanze, si abbassa fino all’umiliazione se è necessario, e assume la vita umana, toccando la carne sofferente di Cristo nel popolo» (E.G. 24).

A distanza di anni, trovo in queste parole la sintesi e il significato di quella che è stata  la mia esperienza in terra ecuatoriana.

Era il 6 maggio 1994 quando sono partita per l’apertura della prima comunità in terra ecuatoriana: una nuova esperienza per me e per il nostro Istituto. Arrivare a Pajàn e non conoscere la lingua, gli abitanti con le loro usanze, la loro religiosità, il cibo, il clima, la geografia dell’Ecuador mi ha messo naturalmente nella condizione del bambino che impara dalla vita, e impara a 360°. Ovviamente, dicendo naturalmente, non intendo dire che non ci sia stata la fatica. Gli inizi sono sempre difficili, ed io ero «straniera», anche se le persone, da subito, ci hanno accolto con il loro tipico calore latinoamericano. 

«Madrecita», così ci chiamavano, diminutivo che indica affetto e invito a farti sentire una di loro, così come tra loro si chiamavano «mamita», «hijito», «abuelita». La familiarità, però, non escludeva il rispetto, quasi la venerazione, per le suore. Il nostro inserimento è stato favorito da un particolare stile di vicinanza alla gente. La nostra comunità era la prima che, dopo tanti anni, arrivava per cercare di  condividere la fede e la vita cristiana, l’Amore dello stesso Padre e non per giudicare o insegnare come saccenti detentori dell’unica verità. Ridare dignità alla persona è stato il fine di ogni nostra azione o impegno pastorale: nella catechesi ai ragazzi, nella formazione dei giovani e dei catechisti, nella visita alle famiglie. 

Era bello vedere, dopo un certo tempo, gli adulti che riuscivano ad assumersi delle responsabilità nei confronti degli abitanti del barrio (quartiere) o dei recintos (villaggi). Come aspettavano l’arrivo delle suore! Mai dimenticherò i bimbi con i loro genitori e insegnanti/catechisti dei recintos di Campozano, Tierra Amarilla, Rìo Chico, Las Cruces, Zapotal, Colimes, Las Anonas,  Pechichal, San Lorenzo, La Guayaba, Las Guabas, El Encuentro e altri.

Certo, quante storie anche di sofferenza a causa di soprusi, ingiustizie, vendette che creavano miseria, precarietà.

A noi la gente si rivolgeva per essere ascoltata, incoraggiata, sostenuta perché spesso la soluzione al problema non era immediata, o non c’era proprio. Eppure, anche in queste situazioni, la gente era sempre molto cordiale, generosa nel condividere con noi il poco che aveva: il sorriso, l’amabilità, insieme a frutta, uova, patacones (banane fritte).

Un aspetto per me non secondario, nel corso degli anni trascorsi in missione, a Pajan come anche a Quito, dove sono passata, è stata la vicinanza delle comunità di altri Istituti Religiosi e di sacerdoti che si trovavano in Ecuador già da tempo, italiani o non. Preziosi i loro consigli all’inizio del nostro cammino, sincera e disinteressata la loro disponibilità per qualsiasi necessità. Ho un ricordo particolare per le Missionarie del Sacro Costato di Manta e le suore Mercedarie di Guayaquil.

Attraverso i numerosi incontri tra operatori di pastorale, che si svolgevano a livello zonale e diocesano, ho sperimentato cosa significhi annunciare il Vangelo insieme, senza timore di perdere la propria identità carismatica perché c’era (e ci deve essere) posto per tutti, senza competizione, senza rivendicazione di spazi e di ruoli.

Per descrivere il segno che ha lasciato nella mia vita l’esperienza missionaria potrei usare l’immagine del fossile: la foglia, il pesce, il mollusco non ci sono più ma resta la loro immagine a testimonianza di una vita che c’è stata, e il passare degli anni non l’ha cancellata ma l’ha custodita. Il «fossile» è stampato e custodito nel mio cuore grazie alla Parola che dà senso pieno e vero ai ricordi, che diversamente sarebbero solo generiche fotografie.

Suor Giuseppina Sgariboldi

 

  1 comment for “Annunciare il Vangelo… «INSIEME»

  1. 02/11/2017 at 22:37

    “Missione vita vissuta, vita passata in mezzo alla gente, condividendo e vivendo l’incarnazione… grazie suor Giuseppina per la tua vita, grazie per il tuo si alla missione!

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