Lo spirito di iniziativa: il ponte che permette al sogno di diventare realtà

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2017-02-05-15-35-44-360x640Se Vincenzo da ragazzo non avesse «sognato sul carretto del mulino», molto probabilmente la sua vita sarebbe stata  diversa da quella che conosciamo. Il futuro appartiene, infatti, a coloro che credono in un sogno.

Divenuto sacerdote, in cura d’anime, davanti alla realtà, il sogno non si è dissolto come neve al sole, ma si è trasformato in una iniziativa concreta.

La sua decisione di avviare una nuova congregazione di suore ha potenziato la sua creatività, accresciuto il suo senso di responsabilità pastorale, e lo ha aperto a riconoscere in questo desiderio molto forte l’intervento dello Spirito che gli affidava un carisma.

«Tutti vedono e deplorano i grandi pericoli a cui si trova esposta la gioventù femminile delle campagne e delle città» si legge nelle prime righe delle Costituzioni del 1901, parole di introduzione al testo originale aggiunte dal vescovo Mons  Bonomelli.

Sì, tutti vedono e deplorano… L’aveva capito bene il vescovo. Sapeva che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare! Una distanza che Don Vincenzo constatava in molte parrocchie, tra i suoi confratelli, e che spesso era dovuta ad una oggettiva «impossibilità».

Don Vincenzo, di fronte ai pericoli in cui si trovava la gioventù, decise di passare dalle idee ai fatti e organizzò un gruppo di donne consacrate che potessero tradurre le idee in azione, il carisma in servizio pastorale.

Alcuni sacerdoti della sua Diocesi non condivisero, né appoggiarono questa iniziativa perché non vedevano la necessità di nuove religiose. Quella di don Vincenzo, però, era inedita, come lo sono tutti i doni dello Spirito. La sua idea di comunità religiosa era totalmente nuova rispetto a quelle che stavano diffondendosi in quei decenni o che erano presenti da secoli nella Chiesa.

Da dove veniva la sua originalità?photo_04_hires

La consapevolezza dei profondi mutamenti che si verificavano nel contesto socio ecclesiale, lo spingeva a muoversi in una prospettiva di novità.

Suore, ma senza abito religioso, senza convento, senza clausura, che si guadagnavano da vivere con le loro mani, a fianco dei parroci, al servizio della pastorale parrocchiale, in mezzo alla gente, in continuo contatto con la gioventù.

Don Vincenzo in corso d’opera dovette affrontare, tra i tanti rischi, anche quello della frammentarietà, dovuta alla diversificazione delle parrocchie e delle Diocesi in cui andavano le suore, come pure si rendeva conto della originalità dei parroci che rendeva delicata e impegnativa la collaborazione. Fu proprio in questo «camino, que se hace caminando» (il cammino si fa camminando)  che ha dato chiarezza e stabilità alla sua iniziativa. Progetti diversi ma un unico obiettivo: il bene della gioventù!

La  stessa povertà e piccolezza delle parrocchie di campagna, non impedivano l’impegno ad aprire una comunità e a svolgere in totale gratuità la missione specifica. E se in altre realtà non c’erano le condizioni per poter raggiungere l’obiettivo, don Vincenzo non tentennava, ritirava le suore per  destinarle altrove.

La scelta di aprire comunità nelle diocesi di Guastalla, Reggio Emilia, Lodi, Modena oltre che in quella di Cremona, non fu una decisione semplice o scontata. Non voleva lasciarsi sfuggire le opportunità che la Provvidenza gli offriva.

Non era legato personalmente ad un territorio particolare, né era condizionato da strutture da far funzionare e da mantenere, né da altri interessi, ma solo dal «sogno» divenuto realtà.

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  1. La vita consacrata oggi, e in essa le Figlie dell’Oratorio, è chiamata a sognare ancora! Se è vero che “Cristo è lo stesso ieri, oggi è sempre”, è altrettanto vero che la società e il mondo sono cambiati, non sono più gli stessi di un secolo fa, e noi dobbiamo interrogarci seriamente su come vivere oggi il Vangelo e il carisma. Un modello di vita religiosa è giunto a esaurimento ed è urgente fare come ha fatto San Vincenzo a suo tempo: muoversi in prospettiva di novità, con lo sguardo fisso su Gesù, certamente, ma anche attento alla realtà in cui siamo immerse, libero da nostalgie e aperto alla novità evangelica. Per vino nuovo… otri nuovi!!! Ci stiamo?