La festa di san Vincenzo, dalla fine del mondo

20161105_114016-640x360Il «Colegio Vicente Grossi» di Caseros ha concluso la settimana di celebrazioni in onore di san Vincenzo con una processione nel quartiere sul tema delle opere di misericordia vissute da lui a cui è seguita l’Eucaristia: il miglior modo per rendere grazie al Padre per il dono della santità di san Vincenzo. Condividiamo alcuni stralci dell’omelia di padre Alfredo.

“Celebrare la santità di san Vincenzo vuol dire scoprire che anche noi nel nostro piccolo possiamo essere santi, anzi siamo chiamati ad essere santi come Vincenzo. San Vincenzo era un innamorato dell’Eucaristia e ripeteva spesso alle sue suore che «dovevano essere ostie». Oggi  lo dice anche a noi. Anche noi oggi possiamo essere «ostie» e lasciarci mangiare da chi ha bisogno. Ma come? Ogni volta che qualcuno ha bisogno di essere ascoltato e noi prestiamo l’orecchio ci lasciamo mangiare; quando consoliamo chi vediamo triste o angosciato, quando abbiamo parole di

incoraggiamento per chi soffre accanto a noi, mettiamo a disposizione qualcosa di noi perché  possa ridare vita, serenità, fiducia. Con questi piccoli gesti possiamo riprodurre in noi la santità di san Vincenzo. E anche l’impegno che ci viene chiesto dal fatto che frequentiamo la scuola che porta il suo nome. La nostra scuola oggi, attraverso di noi, ripropone la santità di san Vincenzo e questo vuol dire che noi abbiamo la possibilità di poter essere di aiuto a chi  si trova nella necessità, a chi davvero si trova perduto”.

Padre Alfredo si è poi rivolto alle suore e agli adulti presenti. «Voi, suore,siate sempre collaboratrici nella parrocchia: è la vostra opera di misericordia verso noi sacerdoti che ne abbiamo bisogno; non cedete alla tentazione di rimanere nel cerchio della scuola. Agli insegnanti suggerisco di conoscere sempre meglio san Vincenzo, la sua storia,  di prendere contatto con i suoi scritti, di  impregnarsi del suo spirito educativo. A voi,  genitori, raccomando di non lasciare i vostri figli da soli, accompagnateli. La scuola non è un parcheggio, ma è un luogo dove anche con la vostra collaborazione aiutiamo i ragazzi a crescere, illuminati dall’esempio di san Vincenzo».

 

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