Vengo da una famiglia di immigrati spagnoli in Argentina, impregnata di profondi valori cristiani. Grazie ai miei genitori sono cresciuta nella fede: sono stati loro che per primi mi parlarono di Gesù e mi insegnarono a pregare.

Queste premesse  dovevano fare di me una persona di fede, ma crescendo la realtà incominciò ad essere diversa.

Quando sono arrivate le prime suore dall’Italia nella mia parrocchia di san Antonio in Ciudadela, incominciai a frequentarle e mi fecero capire che se anche andavo la domenica alla messa e avevo frequentato il catechismo per ricevere i sacramenti, pur essendo cose buone, non erano tutto. In occasione delle missioni che organizzavano nelle diverse province dell’Argentina, mi univo a loro e fu proprio in quelle settimane vissute al loro fianco che incominciai a sentire un forte desiderio di «amare Dio», desiderio che mi spingeva a dedicare la mia vita a Lui, e a fare ogni cosa per amore suo. 

Le suore sostenevano questo mio desiderio e mi incoraggiavano a donarmi a Lui con il mio bagaglio di virtù e di limiti.

Seguirono anni di lotta interiore e di resistenza, perché una vita interamente dedicata a Dio comporta molte rinunce a tutti i livelli. Dal punto di vista umano avevo non solo una famiglia unita, amiche ed amici, ma anche un bel lavoro e perfino una automobile che mi consentivano di avere una buona autonomia. Ma come dice sant’Agostino il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Dio. Così, a poco a poco, il Signore con delicatezza, senza imposizioni, andava attirandomi sempre più a Lui e prendeva possesso interamente del mio cuore. Nella mia vocazione ad essere Figlia dell’Oratorio ho scoperto ciò che Gesù aveva pensato per me: essere sua sposa. Oggi considero tutto questo un grande dono e ne rendo grazie infinitamente.

Hna Victoria

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