Vita religiosa in diaspora

Negli ultimi due secoli, la vita religiosa ha trovato la sua identità nell’occupazione degli spazi trascurati e abbandonati dalla società civile, dai governi come dalla Chiesa ed è diventata una entità destinata alla visibilità; ha avuto un primato e un peso nello svolgimento di servizi, in nome di un Carisma, in vari settori sociali ed ecclesiali,  diversamente emarginati.

Oggi le religiose e i religiosi, per ragioni interne alla vita religiosa stessa e per l’assunzione da parte degli «enti pubblici» di tanti servizi, sono in un certo senso costretti a muoversi, provvidenzialmente, dentro un movimento di diaspora, se non vogliono disperdersi o dissolversi. La chiamata di papa Francesco ad essere «in uscita» incomincia a diventare urgente. La nostra visibilità sta svanendo, ma anziché essere a discapito nostro o di quanti potrebbero essere i nostri beneficiari, è a favore di una identità che si misura piuttosto in riferimento a una «disseminazione» all’interno del corpo sociale ed ecclesiale, quella che ci permette di essere sale e lievito dentro la rete delle relazioni interpersonali e collettive. La stessa sorte del seme che viene disperso e  sepolto…

La preoccupazione per la visibilità dei servizi che offriamo in nome del carisma apostolico, pur  non  direttamente riferibile alla persona ma alla istituzione, è chiamata  a lasciare spazio alla sollecitudine per un’invisibilità feconda.

Uno studio recente, proveniente dal mondo francofono, sulle dinamiche che percorrono la vita religiosa in questa fase critica, aggiunge una considerazione non meno vera. Mette in guardia, infatti, dal focalizzare l’attenzione dei membri sul servizio apostolico e missionario perché potrebbe diventare frustrante a motivo della riduzione dei numeri e delle risorse, e richiama l’attenzione sulla cura delle comunità, nelle quali frequentemente le relazioni, l’armonia, gli equilibri umani, la qualità spirituale hanno pagato e stanno ancora pagando un prezzo molto alto a favore delle opere da svolgere. Questo chiede oggi di porre l’attenzione a recuperare le motivazioni di fondo e rinvigorirle, a prendere in considerazione le aspettative soprattutto quelle inespresse che a volte sono le più determinanti a favore dell’equilibrio delle comunità e della loro missione evangelica.

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