La pazienza è lo stile di Dio

Don Vincenzo, da numerose testimonianze, non appare un tipo arrendevole, meno ancora remissivo, ma nemmeno polemico e litigioso. Se non era una persona a cui tutto stava bene, era però paziente.

Numerose sono le testimonianze che riportano fatti ed aneddoti in cui risalta la capacità di don Vincenzo di essere paziente. Alcuni esempi.

Se qualcuno gli faceva pressione per acquistare edifici, o apportarvi modifiche, non si metteva i guanti a frenarlo dicendo che correva troppo e che bisognava aspettare i tempi di Dio.

 Ma forse che Dio si metteva in questioni edilizie?

Per lui un segno del Cielo a favore erano la disponibilità di denaro che attribuiva alla Provvidenza e soprattutto il discernimento accurato perché gli eventuali acquisti o ristrutturazioni fossero dettati da un bene preminente e non dal prurito di novità.

Capitò che alcuni confratelli increduli per quanto don Vincenzo stava realizzando, per dimostrare che non ne aveva i numeri, si preoccuparono di far arrivare in curia alcuni rilievi su di lui che avevano tutti i connotati di errori.

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Venne fatto presente, infatti, che per il suo progetto aveva attinto abbondantemente alle regole  di sant’Angela Merici senza autorizzazione, e che da più di dieci anni aveva avviata una associazione di donne consacrate senza farne parola al Vescovo, e soprattutto che, pur essendo le nuove suore presenti e operanti in parrocchia, non dovevano sottostare alla giurisdizione del parroco locale.

Don Vincenzo venne richiamato «all’ordine» dal Vescovo, secondo i suoi modi bruschi e sbrigativi, ma non abbandonò da sconfitto l’opera iniziata, nemmeno quando gli fu ingiunto, indirettamente, di sciogliere l’associazione. Ritirò le prime regole e preparò un nuovo testo completamente inedito, scrisse una lettera di scuse alle Orsoline, si sottomise pienamente al Vescovo, con la certezza che Dio avrebbe portato a compimento l’opera iniziata. Lui, semplice parroco, era solo uno strumento e magari neppure il più idoneo.

Non sostituì la perpetua perché molto trasandata nel suo lavoro, né allontanò il sagrestano alquanto scarso nelle sue mansioni; non abbandonò al suo destino la parrocchia perché indifferente e instabile nella pratica cristiana, né emarginò il folto gruppo di protestanti.

 Semplicemente allargò i confini della sua pazienza su misura delle situazioni in cui si trovava a vivere.

Aveva appreso lo stile di Dio con le sue creature.

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