I dolori di S. Giuseppe

sogno-san-giuseppe-domenico-guidiLa IV domenica di Avvento dell’anno A, nel rito romano, offre alla meditazione dei fedeli il brano del vangelo di Matteo che narra il «sogno di Giuseppe», sposo di Maria. Anche il rito ambrosiano prevede, in prossimità del Natale, la commemorazione dell’annuncio a Giuseppe, una specie di festa dell’annunciazione al maschile, dove la rassicurazione che l’Angelo in sogno porta al promesso sposo di Maria non toglie nulla alla sua sofferenza che non è trascurabile.

Questa sottolineatura liturgica alla figura di san Giuseppe ci suggerisce di scorrere alcune tracce di omelie di san Vincenzo in cui parla di san Giuseppe, soffermandoci in particolare su una «traccia» del 7 gennaio 1874, in cui  parla dei «dolori di san Giuseppe» ed evidenziandone il significato, sfrondandolo un po’ del linguaggio dell’epoca.

La gravidanza di Maria certamente lo fece sentire «escluso» dall’inizio della vita che c’era in lei, «tradito» nei sentimenti e nella fiducia, «perplesso» di fronte alla legge da applicare in questi casi. Questa sofferenza legata alla gravidanza di Maria fu sciolta, scrive don Vincenzo rifacendosi al testo evangelico, dalle parole dell’angelo apparsogli in sogno.

Dio però, prosegue, non lo risparmiò dalle fatiche e dai dolori della vita legati proprio alla sua missione di «padre putativo» di Gesù.

Infatti, che cosa provò al vedersi rifiutare un alloggio per Maria a Betlemme?

nativita-rupnikQuali sentimenti di inadeguatezza, di impotenza avvertì nel dover far nascere Gesù Cristo in una stalla? E le parole profetiche di Simeone, alla circoncisione, presagio che non tutto sarebbe andato liscio per il bambino come per la madre, ferirono anche lui nell’anima come una spada. E all’annuncio delinquenziale di Erode di voler uccidere i bambini, per non lasciarsi sfuggire il figlio di Maria, quanta apprensione e angoscia nella decisione di lasciare il proprio paese ed emigrare con Gesù in Egitto! fuga-in-egittoE che dire dell’afflizione nel dover assistere ai patimenti di Maria in queste situazioni. Lo prendeva una vera stretta al cuore sapere lei e il bambino in quelle condizioni così dolorose e non poter far nulla perché le situazioni andassero diversamente.

Quanta pazienza nelle sventure, dissimulando la fatica, la sofferenza e i sacrifici!

Quanta cura verso Gesù e Maria!

E noi, conclude don Vincenzo, quali sacrifici siamo disposti a fare, quale premura, quale cura verso Gesù Cristo, la sua chiesa, i poveri?

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